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Sesso gay spiaggia notte Porto Selvaggio

Sesso gay spiaggia: una notte con Antonio a Porto Selvaggio

| Incontri gay casuali

Le notti di sesso gay spiaggia non le dimentichi, e Riccardo lo capisce alle tre di notte a Porto Selvaggio, parco naturale sulla costa ionica del Salento, mentre segue Antonio verso la scogliera bassa. Intorno a lui, il gruppo di amici universitari di Bari dorme nelle tende piantate sull'erba secca, a meno di cinquanta metri. Il falò si è ridotto a braci arancioni che pulsano piano. Il vento porta l'odore di resina di pino e di sale marino. Antonio cammina qualche passo davanti con la sigaretta tra le dita, ancora non accesa, e non si volta.

Atto I — Un weekend al Parco di Porto Selvaggio

Bari, agosto

L'idea del weekend era venuta da Claudio, come quasi tutte le idee del gruppo: tre tende, otto persone, tre casse di birra e un sacchetto di carbone per il falò. Porto Selvaggio stava a un'ora di macchina da Bari, su per la statale verso Nardò, poi uno sterrato tra la macchia mediterranea che scendeva fino alla caletta. Riccardo era salito sul furgoncino di Lorenzo alle otto di mattina con il sacco a pelo e le infradito. Non aveva dormito bene, ma non era colpa del caldo.

Era colpa di quello che si era lasciato alle spalle a Torino. Qualcosa che nelle ultime settimane aveva smesso di fingere non esistesse. Da quando aveva incontrato Lukas, uno studente in Erasmus al Politecnico di Berlino, la nebbia si era dissolta piano. Non aveva ancora nominato niente ad alta voce, ma aveva smesso di chiederselo.

Il parco e la caletta

Porto Selvaggio era il tipo di posto che non ti aspetti così bello. Scendevi lungo un sentiero stretto tra i pini e le eriche, con la roccia calcarea che sbucava dappertutto, e a un certo punto il mare compariva sotto, verde scuro, piatto come uno specchio nelle ore del pomeriggio. C'era una scogliera bassa sul lato sinistro della caletta, con vasche naturali che si riempivano a ogni onda. Nessun lido, nessun ombrellone, nessuna musica sparata dagli altoparlanti di un bar.

Riccardo aveva passato il pomeriggio in acqua con gli altri, poi sulla roccia al sole, poi di nuovo in acqua. Antonio era arrivato dopo, con la macchina del padre, senza spiegazioni sul ritardo. Riccardo l'aveva visto scendere dal sentiero con il borsone sulla spalla: capelli neri cortissimi ai lati e più lunghi sopra, la barba di qualche giorno, la mascella di uno che non chiedeva mai scusa per niente.

Atto II — Il falò e la notte che scende

Le birre, il fuoco, le storie

Il falò era partito alle otto e mezza con un po' di fatica, poi Claudio aveva trovato della corteccia secca e tutto era andato meglio. Avevano cucinato salsicce su bastoncini di legno, ridacchiato delle ustioni minori, aperto le birre una dopo l'altra. Il cielo era diventato prima viola, poi blu scuro, poi nero con le stelle così dense che quasi facevano rumore. Nessuno aveva tirato fuori il telefono. Era una di quelle sere che funzionano da sole.

Riccardo aveva tenuto d'occhio Antonio per tutta la serata senza sapersi spiegare perché. Non era particolarmente loquace, ma non sembrava nemmeno a disagio nel silenzio. Ogni tanto sorrideva a qualcosa che dicevano gli altri, con il bicchiere basso appoggiato sul ginocchio. Le mani si muovevano lente quando parlava, come se avesse tutto il tempo del mondo. Riccardo aveva smesso di contare le birre a un certo punto.

L'orario in cui gli altri dormono

Verso la mezzanotte e mezza, uno alla volta, gli altri erano andati a dormire. Prima Chiara e Marika, poi Claudio con la fidanzata, poi Lorenzo e Francesco con le loro zanzare e il loro russare. Erano rimasti svegli solo Riccardo e Antonio, seduti su due sassi piatti dall'altra parte del falò ormai quasi spento. Avevano detto pochissimo. Era uno di quei silenzi che non pesano.

Alle due e un quarto, Antonio si era alzato. Aveva frugato in tasca, tirato fuori le sigarette. «Vado a fumare,» aveva detto, senza aggiungere altro. Si era allontanato verso il bordo della vegetazione, in direzione della scogliera bassa. Riccardo aveva aspettato trenta secondi, poi si era alzato anche lui.

Atto III — Verso la scogliera

Il sentiero nella notte

C'era abbastanza luna da vedere dove si mettevano i piedi. Riccardo aveva camminato in silenzio, le infradito che scivolavano un po' sulla roccia umida di rugiada. Antonio non si era voltato a controllare se lo seguiva, ma aveva rallentato il passo. La scogliera bassa era a duecento metri circa dalla zona delle tende, oltre un tratto di macchia fitta di lentisco e mirto. Quando erano arrivati al bordo, il mare era nero e fermo sotto, con qualche riflesso bianco dove l'onda si rompeva piano.

Il Salento di notte ha quell'odore specifico di salsedine e macchia mediterranea, di pietra calcarea che ha trattenuto il calore del giorno e lo restituisce lentamente. Riccardo lo aveva sentito pieno nei polmoni, poi aveva guardato Antonio che accendeva la sigaretta con il vento di spalle, la fiamma dell'accendino che gli illuminava il profilo per un secondo.

Ho sempre saputo

Antonio aveva aspettato di tirare la prima boccata, poi si era voltato verso di lui. Riccardo aveva quasi fatto un passo indietro per riflesso. Ma non lo aveva fatto.

«Ho sempre saputo,» aveva detto Antonio. Senza preamboli, senza abbassare la voce più di quanto non fosse già. Come se stesse chiudendo una frase iniziata in un altro posto, in un altro momento di una serata che aveva avuto più senso di quanto sembrasse.

Riccardo non aveva risposto subito. Aveva guardato il mare per qualche secondo. Poi aveva detto: «Anch'io.»

Antonio aveva spento la sigaretta sulla roccia. Poi si era avvicinato.

Atto IV — Tra le rocce, il mare a fare rumore

Il bacio sulla scogliera

Il bacio era stato diretto, senza indugi. Antonio aveva una mano sul collo di Riccardo, l'altra piatta sulla roccia dietro di lui, e per qualche secondo Riccardo aveva sentito solo il mare e il battito nella gola. Poi aveva smesso di sentire il mare.

Si erano spostati in pochi passi dietro una roccia più alta, schermati dalla linea della scogliera. Gli amici dormivano a cinquanta metri in linea d'aria. Quella distanza era insieme troppa e troppo poca: abbastanza per non sentirli, abbastanza vicina da sapere che c'erano, che bastava una voce troppo alta o un passo fuori posto. Riccardo aveva sempre pensato che l'eccitazione del sesso outdoor fosse una cosa di testa. Quella notte scopriva che non lo era.

Il consenso e il silenzio del mare

Antonio gli aveva chiesto sottovoce: «Va bene?» prima di fare qualunque cosa di più. Riccardo aveva risposto con un «Sì» ugualmente basso, ugualmente diretto. Non c'era nient'altro da aggiungere.

Quello che era seguito era stato veloce, silenzioso, necessario. Le mani di Antonio si muovevano con la stessa calma posata di quando stava al falò a tenere il bicchiere sul ginocchio. Riccardo aveva tenuto la schiena contro la roccia, fredda nonostante agosto, e aveva sentito il suono costante del mare coprire i rumori che non riusciva del tutto a trattenere. Aveva pensato agli amici nelle tende, a Claudio che russava, a Lorenzo che dormiva col cuscino sulla testa. La consapevolezza di essere così esposti, così vicini, aveva aggiunto qualcosa di preciso a quello che stava provando.

Una cosa simile, ma diversa, l'aveva vissuta qualche mese prima, la notte alla masseria con Simone, quando per la prima volta era stato lui quello esperto. Questa volta non c'era nessun ruolo prestabilito. C'era solo il momento, la roccia, il mare.

Le dune, la notte, Porto Selvaggio

La macchia di lecci e corbezzoli, il profumo resinoso del falò ancora nell'aria, le dune bianche che si indovinavano oltre la curva della caletta: quella notte Riccardo li aveva sentiti tutti insieme come un solo senso. Quando Antonio si era ritratto, aveva detto solo: «Torna tu primo.» Riccardo aveva aspettato qualche minuto da solo sulla scogliera, con il mare sotto e le stelle sopra e gli amici che dormivano nella direzione delle braci.

Atto V — L'alba e la certezza che rimane

Tornare alle tende

Riccardo era rientrato tra le tende senza fare rumore. Lorenzo russava con il ritmo regolare di chi non ha pensieri. Claudio aveva lasciato la zip socchiusa. Il fuoco era spento del tutto, le braci grigie e fredde. Riccardo si era infilato nel sacco a pelo con gli stivali ancora in mano e aveva guardato il telo bianco della tenda nel buio, finché non aveva smesso di pensare alle cose che di solito lo tenevano sveglio e aveva iniziato a pensare solo al mare.

Antonio era rientrato dieci minuti dopo. Nessuno si era svegliato. La mattina dopo avevano fatto colazione con biscotti secchi e acqua della borraccia, e Antonio gli aveva passato il pacchetto di sigarette senza che Riccardo gliene avesse chieste. Riccardo non fumava, ma ne aveva presa una. Avevano acceso entrambi guardando il mare che diventava azzurro col sole.

Quello che Riccardo porta a casa

In macchina sul ritorno, con il finestrino abbassato e la statale del Salento che scorreva via tra i campi di ulivi e i muretti a secco, Riccardo aveva pensato a quello che aveva provato quella notte. Non c'era stato niente di particolarmente romantico, nessuna dichiarazione, nessuna promessa. Solo quella frase: «Ho sempre saputo.» E l'eco di una risposta che non aveva avuto bisogno di riflettere per dare.

C'è qualcosa di diverso in certi incontri notturni all'aperto: qualcosa che ha a che fare con l'assenza di muri, di letti preparati, di rituali attesi. Il sesso outdoor ha quella qualità specifica di essere completamente contingente, completamente reale, senza la distanza che danno le superfici chiuse. Riccardo lo stava capendo solo adesso.

Era uscito da quel weekend più sicuro di prima. Non di Antonio, che probabilmente non avrebbe più visto se non ai barbecue di Claudio. Non del futuro, che restava opaco come sempre. Di sé, soltanto. Di quella parte di sé che aveva smesso di tenere in sospeso.